E ora vinciamo anche il gioco dell’oca
martedì 27 febbraio 2007Ecco il B-Movie pubblicato su La Stampa.B-Movie.
Dopo il 4-0 dell’andata, il lungimirante allenatore del Modena, Daniele Zoratto, disse: ” come il gioco dell’oca: quando passi dalla casella bianconera sai di perdere un turno”.
Fu talmente convincente, che il presidente Amadei ha pensato bene di esonerarlo giusto prima del ritorno. Che chissà mai che Bortolo Mutti non conoscesse le regole del gioco più elementare del mondo.
Per fortuna, ci ha pensato il povero Centurioni a illustrargliele, tirando a quattro minuti dalla fine il dado giusto per spedirci sulla casella bonus: “Vai avanti 3 passi e torna prima in classifica”. Era un bel po’ che non succedeva in trasferta (19 dicembre a Bologna: ah, via Emilia!).
Ora, a + 8 dall’ultimo posto disponibile per i play off , possiamo saltabeccare di casella in casella, come garruli fanciulli. Ma attenzione: non ci sono solo le caselle con l’oca (o il canarino-pollo?), quelle che come stasera ti mandano avanti di tre passi alla volta. Perciò occhio alle seguenti penitenze.
Casella “Mai dire Mai” (o del “Buffon”): come stasera, ti manda avanti di un numero spropositato di caselle, ma se poi i dadi si fermano sul simbolo dell‘Inter i tifosi rimangono di sasso. Altro che mai dire mai: mai e poi mai.
Casella “Degli oriundi argentini” (per taluni meglio conosciuta come: “Gioca, taci e fa’ il tuo dovere”): costringe a spostare il segnalino direttamente sulla stagione successiva, ripetendo come un mantra la parola “Champions”. Se si cade troppo spesso su questo simbolo, si rischia l’eliminazione per strazio degli zebedei (a sentire Nedved a fine partita – “Io sto qui, se qualcuno vuole farmi compagnia, bene” il ceco c’è vicino). A proposito, qualcuno sa che fine abbia fatto Trezeguet?
Casella del “Capitano irrequieto”: quando il numero 10 entra sul malleolo di un avversario, come un Materazzi qualunque, meglio fermarsi un giro (come ha giustamente fatto Deschamps).
A proposito, ecco la casella “Ero buono anch’io”. Ci cade il supporter distratto, quando giudica il lavoro dell’allenatore dalla sola lettura della rosa. Ignorando i trabocchetti della serie, dà peso agli autogol ed esalta chi li procura. (Certo che Bojinov potrebbe pure farsi un tempo intero, ogni tanto.)
Infine, c’è la casella”d’Egitto”, detta anche del “Cairo”. Chi ci entra deve dichiarare di non aver nostalgia del derby, ma poi è tenuto ad attrezzare la squadra per essere accontentato anche l’anno successivo. C’è chi ci è caduto. E adesso paga.
P.S. Ci sarebbe anche la casella “Non è un Capello ma un crine di cavillo”. Ma quella, di solito, arriva a fine stagione: a dadi fermi, ci si aggrappa a un codicillo a fondo contratto, si tira la corda dei sentimenti e si vola via sul più bello. Dal gioco dell�??oca al gioco del gufo però il passo è breve (e visto come sta andando ai transfughi, qui siamo campioni del mondo).